Project Description

PUNGHE & REGOLLE. Sa Carrela ’e nanti negli scatti di Giuseppe Firinu: immagini degli anni ’70, ’80, ’90.
Il paese di Santu Lussurgiu, ai piedi del Montiferru, possiede uno dei centri storici meglio conservati della Sardegna. Qui si respirano ancora le atmosfere di una volta, qui le tradizioni non sono soltanto radicate nella memoria ma sono realmente presenti nella vita nella comunità, che ama condividerle generosamente accogliendo i propri ospiti e coinvolgendoli nelle numerose celebrazioni della cultura locale. Tra queste ha uno spazio speciale sa Carrela ’e nanti, una delle manifestazioni equestri più sentite nell’Isola, dove il cavallo è il protagonista indiscusso.
Le immagini indimenticabili de sa Carrela, che si celebra nel periodo di Carnevale, non sono soltanto ben vive nella memoria dei lussurgesi, ma sono anche presenti nel centro storico del paese, dalla struttura urbana e architettonica ancora intatta, dove è ospitato da qualche anno il progetto fotografico PUNGHE & REGOLLE.

Le spettacolari immagini del fotografo lussurgese Giuseppe Firinu, che raccontano sa Carrela negli anni ’70, ’80, ’90, sono stampate su pannelli di grandi dimensioni affissi nei muri delle vie che si snodano lungo il centro storico del paese, restituendo un viaggio della memoria nel luogo dove ogni anno, cavalli, cavalieri e pubblico, ciascuno nel proprio ruolo ma fusi in un insieme, mettono in scena il grande evento equestre. Il progetto è stato realizzato grazie alla fattiva collaborazione con l’Amministrazione comunale e al prezioso contributo del Banco di Sardegna.

Riconosciuta come Carnevale storico d’Italia dal Ministero per i Beni e le Attività culturali ed inserita tra le manifestazioni di grande interesse turistico della Regione Sardegna, sa Carrela ’e nanti è la corsa a pariglia che ogni anno, nei giorni di Carnevale, va in scena tra le due file di case che incorniciano la via Roma.
“Le origini della corsa sono medievali. Coeva delle Giostre dell’Anello italiane e delle Sortillas spagnole, campo di prova di cavallerie militari. Anticamente elitaria, pochi potevano permettersi un cavallo, — spiega Nicolò Migheli, sociologo e scrittore lussurgese — con il tempo diventa sempre più popolare. La prima testimonianza documentale della corsa è del 1842 nel Casalis, Dizionario degli Stati di S. M. il Re di Sardegna. Per un lussurgese sa Carrela è punto di arrivo e partenza. È l’iniziazione davanti alla comunità, dimostrare d’aver raggiunto l’età adulta con tutti gli impegni che essa comporta. L’unica competizione è sull’abilità, sul binomio uomo-cavallo, sull’eleganza del portamento. Si corre in coppia perché in due si riesce meglio nel rappresentare l’accordo tra uomini e cavalli. Nessuna delle due sopravanza l’altra. La corsa è disciplina: punghe e regolle, incita e trattieni. È la coppia che conta più dell’individuo. Si primeggia in quattro e non da soli. Sa Carrela è anche valutazione del cavalli per l’acquisto. Esperti, confusi tra il pubblico, esaminano assetti e capacità degli animali che hanno buone probabilità di finire nel Palio di Siena o in prestigiosi maneggi. Quei giorni di carnevale sono festa popolare, negli incontri del dopo corsa nelle cantine, corrono i paragoni con le Carrelas degli anni trascorsi, si racconta di cavalli e cavalieri, il vino facilita la memoria. I sardi amano i cavalli, i lussurgesi ancor di più, visto che quasi tutti sono stati poggiati su quell’animale prima che imparassero a camminare. Immaginare una Santu Lussurgiu senza Carrela ’e nanti è impossibile, la si è corsa sempre, e sempre e sempre lo sarà finché ci saranno cavalli, cavalieri e lussurgesi.”

“Quaranta fotografie per raccontare sa Carrela ’e nanti che non rappresentano solo la narrazione di una corsa a cavallo — racconta Giuseppe Firinu — ma la sintesi dell’antica e riconosciuta tradizione equestre di Santu Lussurgiu che raggiunge l’apice espressivo nelle corse del Carnevale. Sa Carrela ’e nanti è una manifestazione per fini conoscitori ma è anche partecipazione popolare, senso di appartenenza, divertimento, voglia di esibirsi, ansia e trepidazione. Ho frequentato sa Carrela con la macchina fotografica al collo per diversi decenni scattando centinaia e centinaia di foto ed ora ho pensato che fosse arrivato il momento di renderle pubbliche e di restituire ai cavalieri, al pubblico le emozioni di quegli scatti. Ho voluto limitare la scelta delle fotografie partendo dagli anni Settanta fino ai primi anni Novanta per dare ai visitatori e in particolare alle nuove generazioni, un’idea di com’era sa Carrela quando ancora era un “fatto di paese”. Ci sono scatti realizzati “la domenica delle prove” dove cavalieri vestono abiti comuni, senza maschere. Non ho scelto solo pariglie perfette ma ho preferito dare spazio alle espressioni dei volti, alla grinta dei cavalieri, alla potenza dei cavalli: dalla partenza in s’Iscapadorzu alla fine di Bia ’e torru, a sa Carrela ’e segus, dalla gente che partecipa, ai bambini mascherati, alle case aperte al pubblico, a sa Maschera ’e brulla. In alcune fotografie il percorso non è affollato come ai giorni nostri, ma si correva lo stesso, perché sa Carrela si deve correre sempre e comunque, anche senza pubblico o sotto la neve.”

A corredo dell’allestimento è stato realizzato il catalogo della mostra, stampato dalla Soter, casa editrice che ha curato la pubblicazione di numerosi volumi sulla cultura equestre in Sardegna. Un’edizione preziosa che ripercorre il percorso espositivo, aggiungendo numerose immagini inedite.

Caratteristiche del volume:
formato finito cm 24×30, aperto cm 48×30
64 pagine stampate 4/4 colori CMYK
su carta uso mano da 200 g/m più lacca offset di protezione;
copertina con 2 alette da 22 cm, stampa 4/0 colori CMYK su cartoncino monopatinato da 300 g/m;
trattamento: plastificazione opaca in bianca;
confezione con brossura cucita filo refe

ISBN 978–88–97943–91–4